Trent’anni nelle cucine migliori del mondo. Ora il palcoscenico è il Novarese
Il tipo di cuoco che non si incontra spesso
Corrado Lombardo non parla come parlano certi chef. Non c’è la lista dei piatti iconici recitata a memoria, non c’è il monologo sulla propria visione culinaria costruito apposta per fare effetto. Quando racconta il suo percorso, usa le parole giuste e si ferma lì. Dice che la scuola alberghiera di Stresa è stata il punto di partenza, che i grand hotel a cinque stelle gli hanno insegnato le basi, che Parigi gli ha aperto la testa, che tre anni al Louis XV di Ducasse a Montecarlo sono stati «lunghi e intensi» — e in quella formula asciutta c’è più di quanto si riesca a dire con il doppio delle parole.
È il tipo di cuoco che non si incontra spesso, soprattutto oggi che il mestiere sembra esigere prima di tutto una pres…
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